Juggling magazine

Cie La Coliflor

intervista a Emanuele Fiandri
(pubblcata su Juggling Magazine 48, settembnre 2010)

La Cie Coliflor, composta dalla Mini Compagnie (collettivo francese di musica e acrobatica burlesque) e dalla BellePaubelle (un gruppo italo-cileno impegnato su danza e interventi nel tessuto urbano), comincia a lavorare all’inizio di quest’anno, dopo essersi incontrata ad Aurillac col Circo Paniko. Da lì abbiamo cominciato a viaggiare insieme con l’idea di creare un collettivo e da questa necessità abbiamo provato a creare lo spettacolo Salir fondendo i due gruppi. Parte della Mini Compagnia veniva da studi di ginnastica e insegnamento della motoria, Bel Poubelle veniva invece da una formazione di strada, e a parte Javier che aveva già lavorato con compagnie di danza e che si è diplomato al conservatorio, il resto hanno tutti costruito il loro percorso formativo in modo autonomo e vario. Volersi definire coi termini è sempre una violenza, anche se a volte diventa una necessità per promuoversi nel circuito dei festival. Del Circo avvaloriamo la struttura familiare e il rapporto umano profondo e imperniato sulla convivenza e la condivisione. Ma ci rifacciamo anche alla Danza e alle Arti Figurative. Il lavoro di creazione di Salir, durato 4 mesi, è cominciato a gennaio a Barcellona nel centro sociale autogestito ArtKatraz, dove ci siamo impegnati nella preparazione tecnica, nell’approfondire la conoscenza reciproca, definire i materiali da usare e cominciare a comporre le musiche. La scrittura originale nasce dal semplice e fisiologico sovrapporsi di idee che rispecchiavano le varie personalità, con una direzione registica condivisa e alternata all’interno del gruppo. C’è una sorta di presentatore cantastorie che funge da fil rouge, ma in scena c’è essenzialmente il nostro vissuto quotidiano. E la convivenza richiede forse il maggior dispendio di energie di tutto questo progetto; prima di tutte le prove viene l’armonia tra di noi, perché la mancanza di questa armonia pregiudicherebbe anche il prodotto artistico. Il nome dello spettacolo assume significati differenti nelle tre lingue dei componenti del collettivo, lasciando strada al dubbio, l’equivoco, l’ambiguità, ma anche spazio per le differenti chiavi di lettura. Uscire (spagnolo), per intendere il nomadismo, uscire allo scoperto in senso intimo, mostrando paure, paranoie incomprensioni proprie della vita comunitaria; sporcare (francese) in senso materico e sporcare anche il pubblico, ma anche sporcarsi, contaminarsi nell’animo e nella convivenza; elevarsi-farsi trasportare (italiano) con riferimento al ricorso alle tecniche di acrobatica e alla scenografia che tendono sempre verso l’alto. Su questi concetti base, che piano piano si sono manifestati nel corso della creazione, abbiamo elaborato lo spettacolo. A livello etico l’intenzione era di produrre uno spettacolo grande con un budget irrisorio, la scenografia è tutta materiale riciclato, la produzione sarà costata alla fine dei 4 mesi meno di 1000 € di spese vive. Oggi tra i nostri amici artisti che vengono dalle scuole o dai festival si parla spesso dei problemi economici e dell’impossibilità di creare senza un appoggio economico. A partire da questo è stato forte il tentativo di provarci, di indicare un’alternativa ai finanziamenti e che in nessun momento il non disporre di fondi possa diventare una scusa per non produrre uno spettacolo.L’idea politica vuole far collaborare in sinergia diversi spettacoli e ogni volta che un programmatore chiede uno spettacolo noi gli proponiamo l’intero pacchetto, per lavorare forse meno ma lavorare tutti. Un’idea che nasce da un approccio filosofico comune del gruppo, i cui caratteri principali sono l’autogestione, il nomadismo e il riciclaggio. Il tutto si basa sulla fiducia reciproca, sulla circolazione e turnazione per ognuno di compiti e responsabilità. A livello artistico si tratta di 4 spettacoli completamente diversi, con personaggi distinti ed estetiche completamente diverse: dal mondo onirico di Coliflor, al più punk contemporaneo di Crostatina e Punto di Domanda. Ad accomunarci è la volontà di mostrare la nostra produzione autonoma, semplice, artigianale, slegata da dinamiche di tipo istituzionale.