Juggling magazine

Funambolika

Funambolika

Pescara
www.funambolika.com
testo a cura di Massimo Locuratolo


La IV edizione di “Funambolika”, progetto prodotto dall’Ente Manifestazioni Pescaresi con un’attenzione lodevolissima, è un Festival a cura di Raffaele De Ritis che presenta i generi del Clown e del Circo. Quella che apparentemente potrebbe apparire una sfida ambiziosa, dato che quando si parla di generi si entra negli ostici meandri della Storia, è in realtà una cifra che il pubblico abruzzese ha accettato immediatamente con interesse.
Probabilmente il primo fattore che è stato colto dall’immaginario collettivo è che Clown e Circo non sono esclusivamente soggetti per l’intrattenimento dell’infanzia, altrimenti non si spiegherebbe come la forza dell’applauso destinato a Larible sia stata la medesima attribuita al raffinatissimo circo teatralizzato di “Creature”. Restando nello storico delle quattro edizioni, va poi dato atto a De Ritis che sin dal 2007 la messa a punto del programma ha rispettato senza tentennamenti le intenzioni iniziali: performance circensi pure (seppur agite sul palco del Teatro G. D’Annunzio) accostate a produzioni di circo teatralizzato (quest’anno, mezzo cast del Roncalli la prima sera e “Circo Klezmer” l’ultima); performance di clown tradizionali (a Pescara sono passati Larible, Jigalov, i KGB) alternate agli spettacoli dei grandi clown teatrali moderni (Jango Edwards, Peter Shub, Gardi Hutter, Avner Eisenberg e Rob Torres, che lo scorso 12 luglio svolgeva il ruolo di trait d’union ai numeri circensi), con incursioni nella clownerie musicale (Duel nel 2008) e con la partecipazione dei grandi nomi del Festival del Circo di Montecarlo (solo l’anno scorso, in un colpo solo, Viktor Kee-Izosimov-Golden Power; e, quest’anno, Encho Keryazov e i Minasov).
Non si spiegherebbe la forza di questa alchimia tra generi se non fosse sostenuta dal minimo comun denominatore della qualità, e qui chapeau a De Ritis e Alessandro Serena per l’attenzione alla formazione del cast del Gran Galà. Lo scorso luglio, per esempio, al Gran Gala d’apertura, oltre che i fuoriclasse Keryazov e Minasov, si sono visti lo strepitoso cerchio aereo di Tanya Ovsyannikov e il tango al trapezio dei Tempo Rouge. E se Rob Torres animava lo spettacolo con la sua applauditissima clownerie stralunata, mimica e interattiva, la sera seguente Gardi Hutter, superstella della clownerie al femminile soprattutto nei paesi di lingua tedesca, con “Giovanna d’Harrpo” ha introdotto il pubblico all’estetica del clown moderno di matrice squisitamente teatrale.
Il terzo clown di “Funambolika” 2010 è stato Adrian Schvarzstein, regista e autore, oltre che interprete, di “Circo Klezmer”. L’impianto della produzione era specificatamente teatrale, con un’affollata e funzionale scenografia distribuita in orizzontale (evocante la piazzetta di un villaggio ebraico nell’Est europeo) e una scrittura registica colta in cui si avvertivano, a tratti, echi delle atmosfere della primissima produzione di Zingaro, ma anche dei Lissedei, mescolati alla scrittura scenica strehleriana per l’edizione “barocca” (metà anni Ottanta del secolo scorso) del “Servitore di due padroni” goldoniano.     
Se il perno drammaturgico di “Circo Klezmer” era il fool di Adrian Schvarzstein - lecoquiano, umanissimo, dinamico - il piano registico lasciava alle performance circensi uno spazio logico e coerente allo sviluppo della trama. La teatralizzazione dei numeri non ha offuscato (anzi, le ha incorniciate con interessanti suggestioni visive) le strepitose performance aeree di Eva Schwarzer (al trapezio e ai tessuti), e il lungo numero di giocoleria di Joan Català, il quale ha lavorato ad altissimo livello con clave e sfere senza uscire dall’interpretazione del suo ruolo teatrale. Schvarzstein, Schwarzer e Català sono tre artisti perfetti per valutare i risultati della didattica di quelle moderne scuole di teatro in cui, accanto allo studio approfondito delle arti circensi, moltissima attenzione viene dedicata al training espressivo mediante corpo e movimento.