Juggling magazine

Michael Christensen

Intervista a Michael Christensen
30 settembre 2011
a cura di Silvia Pasquetti e Leonardo Spina


Il contesto è il Clown&Clown Festival di Monte San Giusto, la kermesse che ogni anno, nel primo week end di ottobre,  vede assieme esponenti internazionali della comicità, clowns e clown dottori.
Quest’anno la guest star è Michael Christensen, il primo clown nel 1986 a diventare “dottore” cioè ad entrare in ospedale (il New York Central Hospital) per utilizzare le possibilità terapeutiche del ridere e delle buone emozioni.
Lo incontriamo in una saletta dell’albergo in cui siamo ospitati: uno splendido sessantenne dagli occhi buoni, il sorriso aperto, ed una energia veramente speciale.
E’ lui che spontaneamente inizia a raccontare...


Verso la metà degli anni ‘70 prima del circo e prima della “Clown care”, il mio collega ed io eravamo in un tour dal titolo Giocolieri, uno spettacolo di strada da Londra ad Instambul...Siamo stati a Roma in piazza Navona per un mese. E’ stato un gran bel periodo. Racconto sempre questa storia... Sono un giardiniere e i semi sono molto importanti per me. Ci fu un momento, a Napoli, in cui nacque il vero seme di tutta la nostra organizzazione. Perché, in fondo, tutto accadde lì. Eravamo in un quartiere molto povero, Montesanto. Dovevamo fare uno spettacolo per una comunità che aiuta i bambini. Ricordo una  strada che scende giù dalla collina, ai suoi piedi si trova una piazza. Le case sono molto alte e strette, il vicolo attraversato dai panni stesi come fossero decorazioni di una parata. Quindi mentre scendevamo – non ho idea da dove provenissero - ma da lì a poco il vicolo era pienissimo di bambini. Ci tenevano per mano, ce le baciavano e urlavano “Giocolieri! Giocolieri! Giocolieri!”. E questo mare di bambini, come una corrente d’acqua, ci portò in piazza. Sorpresi ed emozionati iniziammo lo spettacolo. E’ una di quelle immagini, uno di quei momenti nella vita che ricordo così chiaramente! Ho l’immagine di un mio collega...  sto per lanciargli le clave. Vedo i bambini dietro di lui, vedo un raggio di luce che scende, sento il sole dietro al collo. E vedo tutte le facce di questi bambini sorridere e fare smorfie. Noi lanciamo i nostri polli, i nostri cappelli, inciampiamo nel nostro italiano, del tipo “stendere la tua mano sinistra, uhuhuu che nome difficile Paulo! Io ho uno regalo per te!” Tiro fuori il pollo, imitando il suo verso e tutti i bambini giù a ridere.
Questo era il seme perché tutto era lì: i bambini, lo spirito, il clown, il servire la comunità. Anni più tardi quando abbiamo avviato il “Big Apple Circus”, abbiamo iniziato come un’organizzazione a servizio della comunità, quindi questo spirito era il fiore germogliato dal seme vissuto a Napoli.
Se tu immagini che noi possiamo costruire uno spettacolo, creiamo questo contatto e poi ... ci mettiamo un cerchio intorno, aggiungiamo un’orchestra, delle luci e uno “chapiteau”, il pubblico; la connessione è la stessa. Poi nell’86 quando andammo negli ospedali, questa connessione è rimasta la stessa. Quindi adesso abbiamo il clown negli ospedali e lo stesso spirito.
Una linea attraversa tutto questo, la stessa che troviamo anche qui in questo Festival, in questa piccola città dei sorrisi. Lo stesso spirito.

Tutti pensano che Patch Adams sia l’inventore della Clownterapia… come vedi tu la questione? Cosa c’è di diverso tra te e Patch?

Prima voglio descrivere cos’è che abbiamo in comune, abbiamo lo stesso obiettivo, l’obiettivo di portare gioia, incoraggiare le persone ad essere più umane e di contattare la loro gioia.
E’ diverso il modo in cui lo mettiamo in pratica. Patch, si autoproclama un’attivista politico. Io, invece sono un clown. Questa è una differenza. Patch colpisce il sistema per cambiarlo, io lavoro all’interno del sistema con lo spirito della collaborazione per portare un cambiamento. Quindi i nostri metodi sono diversi . Patch Adams è un medico professionista che si traveste da Clown. Io sono un Clown professionista che si traveste da dottore. Un’altra differenza: Patch rifiuta semplicemente di riconoscere qualsiasi diversità tra un Clown professionista ed una persona qualunque che si mette il naso rosso. Spiego questo con un esempio che a lui non piace: possiamo pensare al nostro corpo come uno strumento musicale... come il violino... prendiamo un violino e l’archetto e lo diamo a chiunque “ Dai ! Suona!”, loro emetteranno dei suoni difficilmente saranno gradevoli. Ora diamo lo strumento a qualcuno che ha dedicato la sua vita a quello strumento:  il suono che ne uscirà sarà melodioso: c’è una grande differenza.
 Io penso che Patch ed io concordiamo che assolutamente tutti gli esseri umani, possono essere toccati dalla loro gioia e dal loro spirito di divertimento, tutti quanti. Mettendo il naso rosso, un truccatore una volta mi disse: “Quando metti il naso rosso è un invito a giocare, stai invitando le persone a giocare”. Patch ed io stiamo portando avanti lo stesso messaggio. Il modo in cui lo facciamo è diverso. Ci sono diverse cose che Patch ha detto che io ripeto alle persone a cui insegno, come fossero pietre miliari. Una di queste è “La morte è solo quei 15 secondi quando il cervello è deprivato di ossigeno, tutto il resto è vita, da valorizzare.”
E’ molto importante un’altra cosa che dice che noi abbiamo accolto quando lavori e giochi con alcuni bambini o genitori, prenditi il tempo per guardarti intorno e tutti ti ringraziano in modi diversi ed essendo una persona che dà, tu hai bisogno di prendere, questo ti nutre. E’ Molto importante.

Cosa è per te un clown dottore ?

Nel circo classico c’è una cosa molto importante, l’arte della parodia. Per esempio quando il direttore del circo presenta un numero con i cavalli, e poi mette una ballerina sul cavallo con una bella musica, in quel momento un clown si mette il tutù e sale a cavallo.... Questa è la parodia, uno strumento prezioso per il clown. Nel circo la figura autoritaria è molto chiara, il Monsieur Loyale, e penso che tutti i clown hanno nel loro DNA l’andare contro l’autorità, tutte le autorità. Quando sono andato in ospedale era facile capire quale fosse la figura autoritaria, il dottore! Riportando le informazioni agli altri clown, ho detto: “quando operiamo in ospedale mettiamoci il camice da dottore !”  e loro l’hanno accolta... Questa è per me l’origine del clown dottore.
La dinamica del comico deve avere una parte rigida, come il Monsieur Loyale o come, nell’ospedale, i corridoi dritti di sequenze logiche... per il clown tutto diviene facile: è un fondale perfetto! Il semplice fatto che si trovi lì, in questo castello di logica, il meraviglioso idiota, è grandiosa anche solo l’idea! Gli ospedali e la medicina si basano sulla logica, il clown ha la speciale abilità di andare in un altro confine di comunicazione, tutto un mondo di illogicità : è un grande potere.

Se il ridere è terapeutico e fa bene, secondo te i clown dottori fanno terapia ?

L’effetto di un buon clown è terapeutico. Questo è vero.
Quando ci troviamo sulla soglia da una stanza di degenza, dentro la quale c’è un bambino o un adulto - e nella nostra vita ci troviamo su molte soglie (reali o metaforiche) – e guardiamo dentro il clown permette all’emozione (ed all’osservazione della stanza) di permearlo, la mente del clown non può essere occupata a pensare di far terapia. La mente deve essere “nel posto del clown” , cioè lanciare un piccolo sasso e aspettare cosa torna indietro. Così tutto accade. Facciamo delle proposte ed aspettiamo che l’altra persona ci ritorni qualcosa. è quasi come pescare... Un piccolo luccichio, un leggero sentimento e tu sei lì. E’quasi come una scintilla, una piccola scintilla di gioia e tu la accogli e poi la alimenti, e diventa sempre più grande,  allora la stanza si incendia di divertimento e di gioia e l’energia diventa viva e luminosa e noi sappiamo che questo è terapeutico.
Ad esempio : se nella stanza c’è un ragazzo di 17 anni e io clown penso: “ora per farlo ridere devo fare... questo, questo e questo (perché questo è terapeutico) ... “ Non funziona, è una dinamica sbagliata.  Il risultato del lavoro del Clown dottore è sicuramente terapeutico (gioia pura, dico, come potrebbe essere altrimenti? ) la gioia è terapeutica, vitale, rigenerante.

Sei d’accordo che le modalità di approccio del clown dottore possono essere usate anche fuori dall’ospedale? e se si, in quali contesti?
Assolutamente. Ne ho già parlato tanto con te, Leonardo. Quanto ho scoperto, soprattutto negli ultimi tre anni che le capacità comunicative di un buon clown dottore vanno bene in qualsiasi contesto; ascolti con i tuoi occhi, con il tuo corpo, accogli dentro di te tante informazioni e quando agisci aspetti che torni indietro qualcosa... Un artista dal vivo, uno bravo, sta nel presente, nessuna attenzione al passato (anche alla stanza precedente) e non si proietta al compito successivo (nella prossima stanza), è ed agisce nel presente. Se pensiamo alle caratteristiche di un operatore sociosanitario, questa sarebbe un requisito prezioso... di essere presenti con il paziente, non connessi con qualcosa prima o con le altre cose da fare dopo.
Abbiamo lavorato con operatori sociosanitari per molto tempo (lavoro duro e difficile). So che per essere presenti è necessario un respiro, ed una accettazione di voler essere lì, con il paziente. Il presente è potente. In una classe di infermieri si arriva ad un punto del training in cui essi stanno semplicemente dritti in piedi ed io sono burlone, imbroglione... faccio fare loro l’esercizio in cui la testa è occupata a fare qualcosa d’altro e tutto ad un tratto li blocco e chiedo loro “come è la sensazione della stanza, in questo momento? E’ meravigliosa?  Si che lo è! E vi rendete conto che semplicemente stando qua in piedi nel modo in cui state, state colmando la stanza con la vostra naturale capacità di curare? Potete immaginare l’effetto che questo può avere su un vostro paziente se solamente state come siete qui ed ora? lui lo sente se ci siete... i pazienti sentiranno la vostra cura. E renderà tutto quel che fate e la relazione, molto più facile.
Quello di cui stiamo parlano è la base della comunicazione. Non ho mai iniziato pensando a quel che stavo per fare, di solito faccio le cose e poi realizzo quel che ho fatto, dopo... quasi tutta la mia vita è stato così, far qualcosa, poi al risultato mi rendo conto cosa ho fatto.
Queste sono capacità di comunicazione che tutti possono trovare utili e preziose.

Secondo alcuni autori italiani il clown dottore o semplicemente il clown ha molto a che fare con la spiritualità, sei d’accordo ?

Assolutamente. Lo dico solo una volta nella nostra formazione per nuovi clown. E non lo ripeto più e non lo faccio in pubblico, ma se hai un tuo credo, una tua spiritualità o no, non importa, non è questione di religione... Il fatto che hai scelto di essere qui con me e di fare questo lavoro con i bambini significa che la tua evoluzione spirituale sta facendo un grande passo avanti. Questo è tutto quello che dico. E poi va da sé...

Puoi raccontarci un caso, un aneddoto che ricordi con particolare piacere?

Questo non è capitato a me. Mi è stato riferito dal Canada, a Montreal. C’è una dolcissima clown brasiliana (sono di parte poiché adoro lo spirito del Brasile, lei è bellissima). In una stanza c’era un ragazzo di 15 anni, in coma da un po’ di tempo, (e qui si torna a quanto dice Patch sul fatto che tutti sono vivi eccetto per quei 15 secondi!)
Seguendo il suo istinto clown, lei si è avvicinata gli ha preso la mano e gli ha detto. “Mio principe, sono arrivata, sono qui” . Poi si  è allontanata, proseguendo nel lavoro. Alla fine del turno sono ripassati di là... hanno dato un’occhiata nella stanza... E si era svegliato! Un po’ disorientato, i genitori erano disorientati ...  E questo aveva reso speciale quella giornata!
Ci sono altre storie che mi vengono in mente... Due dei nostri clown sono nel reparto “cure intensive” dell’ospedale. In una parte della stanza c’era un gruppo di persone. L’atmosfera era molto pesante. Quindi i due hanno iniziato ad avvicinarsi: un’infermiera va verso di loro e dice: un bambino se n’è appena andato... la madre chiede che voi suoniate per aiutare l’anima del bambino a compiere il trapasso“. I due clown sono una coppia, sposati, uno con l’organetto e l’altra con il flauto, si sono guardati e si son detti – con il pensiero-  va bene, cosa suonare? C’è una canzone del circo che fa “vola nel cielo con il più grande trapezio, un giovane uomo sul trapezio volante...” Questa è l’immagine, è una poesia. E’ una scultura. Quei momenti dove la tua vita si eleva in modo incredibile... C’era una sedia a dondolo con la mamma che cullava il suo piccolo e i due clown ai lati della sedia. Erano le persone perfette per stare lì in quel momento. Dobbiamo ricordarci che questo è un lavoro che viene richiesto agli angeli,  e in questo caso a due clown... Non esiste onore più grande.

Se dovessi mandare un messaggio al movimento dei clown dottori italiani, quale sarebbe ?

Non ci ho pensato. Ma all’istante direi: la gioia naturale  dello spirito italiano!
Fatene tesoro, poiché se l’accettate in pieno non dovete far molto;  siate completamente in contatto con questa gioia naturale che ha la gente di questo paese (ed è vera!). semplicemente state  in contatto con questo , ed abbiate fiducia che è abbastanza! Lasciate che sia lei a trasportarti a guidarti, non la vostra mente.