Juggling magazine

Vite da Circo

di Ilaria Bessone, foto di Diego Striano

www.crescereviver.org.br

Salti mortali quotidiani  

C’è movimento sotto il tendone blu, chi fa salti mortali sul tappeto elastico, chi sale, scende, resta appeso per i piedi al trapezio, chi cerca di dirigere e organizzare questo allegro caos circense, rivedendo l’ordine dei numeri e occupandosi della regia dello spettacolo. Il cielo si sta schiarendo e le attività si allargano allo spazio circostante: qui ci si dedica alle acrobazie sul trampolino e alla giocoleria con palline, clave e diabolo. Bambine e bambini, giovani e adolescenti età compresa tra 7 e 24 anni e di svariata provenienza, dagli occhi vivaci, animati da una vera passione per il circo o dalla semplice voglia di giocare e divertirsi, in un ambiente affettuoso e protetto, si incontrano qui tre pomeriggi la settimana, per partecipare ai laboratori. Venerdì prossimo è giorno di spettacolo: l’o.n.g. Crescer e Viver solleva il tendone del suo progetto di circo sociale invitando le famiglie dei ragazzi, le scuole e gli abitanti della zona a partecipare all’evento. Praça Onze (situata tra il quartiere Cidade Nova e il Centro vero e proprio di Rio) è un luogo piuttosto degradato e considerato pericoloso: il tendone ha occupato parzialmente il grande parcheggio di macchine dove attività quali traffico di droga, prostituzione, furti a mano armata erano parte della quotidianità. Inoltre, nonostante la presenza, nelle immediate vicinanze, di diversi centri istituzionali (tra cui la sede della prefettura,  tre università, il tribunale dell’infanzia e dell’adolescenza), edifici commerciali, e culturali (il celeberrimo Sambodromo è a pochi metri), accanto alla piazza è cresciuta, espandendosi sulla vicina collina, una favela.  

“Lavoriamo in parti del Brasile che aiutano a sostenere tristi statistiche – sostiene Junior Perim, coordinatore di Crescer e Viver - Con giovani il cui profilo socioeconomico e d’età è uguale o simile a quello della popolazione carceraria, in maggioranza formata da neri, poveri, con bassa scolarizzazione e d’età compresa tra 18 e 25 anni. Lavoriamo in contesti che confermano i numeri della PNAD [ricerca realizzata annualmente dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica] e dell’indice di sviluppo giovanile dell’Unesco, che collocano lo Stato di Rio de Janeiro in cima alla classifica delle unità federali con il maggior numero di giovani morti per cause esterne, quali assassini con armi da fuoco e dove il 21% dei giovani d’età compresa tra 15 e 24 anni non studia ed esercita una qualunque attività produttiva…La nostra azione è preventiva. Salvo casi che non conosciamo, i nostri giovani non ingrassano questi numeri. L’ideale è che quando il giovane arriva all’età massima [per frequentare il progetto] sia vivo, in libertà, e che creda nell’utopia che cambiare il mondo è possibile… Il maggiore contributo che un progetto sociale può dare è la formazione di soggetti...la sfida dei movimenti della società civile brasiliana è amplificare la voce dei sottomessi…un progetto sociale non muta effettivamente la realtà. Può promuovere cambiamenti superficiali, ma ciò che è necessario è cambiare la concezione di società in Brasile, costruire una visione dello Stato diversa. Un progetto sociale forma soggetti che abbiano questa coscienza”.
 
La presenza quotidiana della violenza (che si realizzi o resti una minaccia sempre presente) nella vita degli abitanti di Rio, e soprattutto delle comunidades povere, fa si che la vita umana perda gran parte del suo valore; secondo Vinicius Daumas, altro coordinatore del progetto:  

“Dobbiamo partire dal principio che ogni persona nasce con un potenziale e ha il diritto di svilupparlo. Ogni azione che impedisce che questo succeda è in sé una violenza. In questo senso, ampliamo il concetto di violenza, ma ampliamo anche il concetto di vita!...Dobbiamo avvicinare sempre i nostri comportamenti alle nostre idee, diminuire o eliminare questo abisso, questa differenza tra il fare e il pensare. Ogni volta che vedo che questo abisso si espande, vedo che la vita umana non è percepita come un valore, un bene da preservare, un patrimonio. Vedo che la vita è ogni volta più banalizzata. E questa banalizzazione non si limita alle comunità popolari, alle pallottole vaganti e alle invasioni della polizia in favela. Ma, soprattutto, alle Camere Legislative, al Potere Esecutivo e al Potere Giudiziario. Sembra che esista un accordo tacito che valorizza le vite a livelli, per grado di importanza, gerarchizzandole”.  

Per questo, luoghi come questo tendone da circo sono così importanti per i bambini e, di conseguenza, per le loro famiglie. Qui, attraverso la pratica di attività artistiche, si scopre un “altro mondo”, possibilità alternative di relazionarsi, esprimersi, di vivere. Junior Perim spiega così la scelta del lavoro nel campo artistico-culturale:  

 “La cultura è capace di influenzare lo sviluppo sociale, cercando nella differenza la base per tale sviluppo. Dal punto di vista dell’espressione ha il potenziale di esprimere un’identità, un impegno, di promuovere la mobilitazione, di creare un modello estetico”.  

Il circo è uno strumento molto utile nel perseguire questo obiettivo di intervento sociale e trasformazione della realtà, perché risponde agli interessi dei bambini e può, in vari modi, rispecchiarne la realtà:  

“Il circo lavora con il rischio, la sfida, con elementi simbolici che richiamano il quotidiano del pubblico. Per questo contribuisce alla costruzione di un’identità, di un gruppo.”  

L’importanza di questo strumento traspare chiaramente dalle parole dei diretti interessati.  



Accendere “quel fiammifero”  

Renata ha 19 anni, e al momento sta tentando di dirigere il numero di due giovanissimi giocolieri che frequentano i corsi di circo. Le palline cadono in continuazione, Renata è sempre più pallida…  

“Io faccio giocoleria e comicità all’interno del circo. Ho iniziato a 12 anni, quindi adesso sono qui [a Crescer e Viver] da sette anni, quasi otto…il circo mi ha insegnato a convivere con le persone. Io già prima ero una giocherellona, solo che non lo sapevo. Fare circo mi ha aiutato a tirarlo fuori. Ha acceso quel fiammifero… Il lunedì, il mercoledì e il venerdì pomeriggio insegno. Cerco di passare ai bambini tutto quello che ho imparato in questi anni…con molti bambini è un po’ difficile, perché la giocoleria è una cosa noiosa quando si impara, le cose cadono e bisogna continuamente raccoglierle, ma ci sono bambini che mi chiedono: “Renata insegnami questo! Renata insegnami quello!” e dà soddisfazione”.

Renata abita a São Gonçalo, il secondo municipio più popoloso dello Stato di Rio de Janeiro, situato, rispetto alla capitale, sulla sponda opposta della Baia di Guanabara, a circa 25 km di distanza; São Gonçalo è conosciuto come la più grande città-dormitorio del Brasile: servizi e infrastrutture sono generalmente carenti. Il progetto che diede origine a Crescer e Viver è nato nel 2000 proprio qui, all’interno della scuola di samba Unidos do Porto da Pedra. Recentemente, la sede di Crescer e Viver di São Gonçalo ha dovuto chiudere per mancanza di fondi, e così Renata percorre tutti i giorni il lungo ponte di Niteroi per arrivare a Rio:  

“Mi sveglio al mattino e vado a scuola, poi vengo qui a Rio ad allenarmi o dare lezione, alle 6 parto per andare a casa, studio, e vado a dormire…voglio finire il corso per diventare insegnante che sto facendo al mattino, e poi formarmi in arti circensi. Voglio fare le due cose, unire l’utile al dilettevole”.
 
Oltre che educatrice, Renata è un’artista, con un innato talento da pagliaccia, e fa parte della compagnia Crescer e Viver, che si allena tutti i martedì e i giovedì, per un totale di circa 8 ore settimanali. 

"Per me fare uno spettacolo é far sorridere le persone, adoro quando sorridono e mi applaudono…in scena do sempre il massimo, anche quando non sto bene in scena é sempre super”. 

La recente creazione della compagnia Crescer e Viver intende soddisfare due necessità:  da un lato, risponde al desiderio espresso dai giovani che hanno ormai raggiunto un elevato livello tecnico di investire nell’ambito circense come un campo di professionalizzazione e lavoro vero e proprio; d’altra parte, vista la difficoltà di progettare nel lungo periodo e dare continuità alle attività dipendendo da finanziamenti esterni, la compagnia costituisce un progetto strategico di sostenibilità. Un tentativo, per l’esattezza, di creare la prima “impresa sociale di circo del Brasile”, come la definisce Junior Perim: un’attività economica  

“il cui lucro sarà integralmente utilizzato per il finanziamento delle azioni sviluppate dall’o.n.g. in ambito sociale, garantendo l’autosufficienza tanto desiderata, ma ancora non raggiunta, dalla maggior parte delle o.n.g”.

  Si tratta di un’idea ambiziosa e interessante, piuttosto significativa di come diverse o.n.g. stiano attualmente cercando nuove strategie e soluzioni per portare avanti le proprie attività. I ragazzi sono già stati contrattati per presentare numeri e spettacoli in diverse occasioni, ma il progetto è ancora in costruzione, e il suo successo si potrà verificare solo nel lungo periodo. Le maggiori difficoltà potrebbero trovarsi nel mantenere costante la formazione, gli stimoli e gli incentivi ad un gruppo di giovani ormai arrivati ad un’età (compresa tra i 15 e i 24 anni) in cui è normale essere autosufficienti o contribuire al reddito famigliare.   Anche Djefferson, 20 anni, fa parte della compagnia; per lui è  

“Uno stimolo in più, una tappa di sogno realizzato. Il mio obiettivo dentro la compagnia è crescere e viaggiare poter farmi un nome, è molto più facile in gruppo che da solo” 



Vai che ci riesci!  

Al momento, Djefferson sta aiutando Nara, l’insegnante, a organizzare i gruppi e i numeri per lo spettacolo. Anche lui, oltre a lavorare come artista, è insegnante nei laboratori di circo, e, se l’energia dei bambini è sempre piuttosto esplosiva, in questi contesti è quasi incontrollabile! Ha un sorriso gigante, anzi, tutto in lui è gigante! Quando ha iniziato a fare circo aveva 16 anni e il tendone di Crescer e Viver era appena nato: notando il movimento della costruzione dal vicino parcheggio, dove lavava le macchine, ha immediatamente intuito che il suo grande sogno, che  - combinazione! - era diventare un artista circense (trapezista ad essere precisi), si sarebbe potuto avverare.

  “Era il 12 ottobre 2004…e ancora oggi sono qui, faccio le attività, ci sono anche due miei fratelli, la mia nipotina, praticamente tutta la famiglia fa circo, e quello che dico sempre è che Crescer e Viver è la mia seconda casa, quando non sono a casa sono qui, quando non sono qui sono a casa…ho cominciato dalla base e adesso faccio parte della compagnia”.

  Dal punto di vista di Junior, che quel giorno sorvegliava i lavori di costruzione del tendone, la sua storia suona così:

  “Proprio accanto al nostro tendone c’era un ragazzino che lavava le macchine, e quando stavamo tirando su il circo si è avvicinato per chiedere cosa stavamo facendo, gliel’abbiamo spiegato, e chiese subito se doveva fare una prova, perché il suo sogno era essere trapezista, e aveva già fatto circa 4 volte la prova per entrare alla vicina Scuola Nazionale di Circo senza riuscire a entrare. E immagino il perché. Immagina un tipo di più di 100 kg arrivare in un posto e dire che vuol essere trapezista…il ragazzo pesa 127 kg ed è trapezista, sarà che abbiamo cambiato la sua vita? Chiaro che no!!! Noi abbiamo costruito un’opportunità, perché solo con molto sforzo personale si può essere trapezisti pesando più di 100 kg, e lui ci è riuscito! Oltre ad essere un eccellente trapezista, è tornato a studiare ed è monitore di circo nei nostri progetti e attività…ha una nuova attività e guadagna più che lavando le macchine”.  

Una volta appesi a testa in giù sul trapezio, se ci si guarda intorno, è inevitabile chiedersi quale sia la realtà e quale il suo contrario: si cambia il punto di vista, e improvvisamente tutto si rovescia…  

“Il mio grande sogno era fare circo, quando vedevo degli spettacoli alla scuola di circo mi sentivo come se ci fossi io in scena. Ho fatto tre volte il test alla scuola di circo ma non mi hanno preso, ma non ho sotterrato il mio sogno, non ho sotterrato il mio talento perché tutto ha il suo tempo, quando le cose devono succedere succedono ed è molto importante correre dietro ai nostri sogni…oggi io dico sempre che ho realizzato il mio sogno, se succedesse qualunque cosa, se morissi, se mi succedesse qualunque cosa io sarei con il mio sogno realizzato perché sono riuscito a fare circo, sono riuscito a fare trapezio…è stato difficile, c’e stato dolore, ci sono state barriere? Sì, ma alla fine ci sono riuscito. Oggi non posso vedere la mia vita senza circo. Questa è la meta che voglio seguire, è la mia carriera artistica…io non ho certificati ma dentro di me io sono un artista… Essere artista vuol dire tante cose, non solo stare in scena ma c’è il sentimento di unione, dare ai tuoi compagni, fare il tuo lavoro in gruppo, poter imparare, poter passare, saper rispettare, avere la tua ora per stare zitto, il tuo momento per piangere…essere artista è tutto questo, stare sotto il tendone è tutto questo… Io prima di fare circo lavavo macchine…e oggi non le lavo più capito? Io guadagno già insegnando…qual è il mio valore, il mio scambio che posso avere con questi bambini? Il mio valore non è nemmeno il denaro, perché io sono artista, posso guadagnare facendo shows…ma il sentimento di gruppo di essere qui…quando sono entrato c’erano delle persone che mi hanno aiutato e mi hanno accolto, capito, che mi hanno detto “No, vai che ci riesci!” ed è la stessa cosa che faccio con i bambini, non che il denaro non sia il benvenuto, ma non c’è soddisfazione maggiore quando un bambino fa un’acrobazia, tu sei lì e sei parte della sua vita, diventi uno zio, zio Djefferson, capito, professor Djefferson, un amico, fai parte della sua vita come io ho avuto persone che hanno fatto parte della mia, i miei professori per me restano i miei professori… Quando i bambini cominciano a dire che vogliono uscire, che non vogliono fare lezione io chiedo “Perché? Parliamo…tutto ha un perché” perché c’è un momento in cui ti fermi e pensi sarà che è proprio questo? È proprio questo quello che voglio? E tutte le volte che mi fermo per realizzare questo, per vedere la mia vita nel circo io penso Caspita! Ho dato un incentivo giusto, ho dato una spinta giusta, sto facendo la cosa giusta…ed è molto bello avere la certezza, la fiducia in quello che stai facendo… È tutto questione che se tu vuoi puoi, capito?”   



Magico circo!

  Il circo è “magico” non solo per l’atmosfera che crea, ma, in questo caso, anche perché insegna a sognare, a progettare, a guardare più in là, a impegnarsi e lavorare duro, a vincere i propri limiti e perseguire la volontà di trasformare la propria vita; ad aver fiducia in se stessi e negli altri, e ad affrontare i rischi e le difficoltà quotidiane. Ad esempio, è molto importante apprendere a rispettare e prendersi cura del proprio corpo, a relazionarsi con esso in modo sano e positivo, soprattutto in un contesto in cui moltissime ragazze rimangono incinte tra i 15 e i 19 anni, e i bambini passano la maggior parte del tempo in strada, luogo più avventuroso (e talvolta più piacevole) che lo spazio domestico, ma dove spesso violenza e abuso di droga sono all’ordine del giorno.   Barbara, 18 anni, abitava nella vicina comunidade.

  “Ho cominciato a 15 anni, nel 2004, quando hanno inaugurato il tendone e io abitavo qui davanti e sono venuta alla festa di inaugurazione…sono venuta il giorno dopo, senza nessuna voglia di fare lezione…solo perché non avevo niente da fare”.

  Oggi Barbara è acrobata nella compagnia Crescer e Viver e lavora come monitrice durante i laboratori: oltre ad essere cambiata molto, ha trasformato completamente la sua vita. Non è una cosa che succede a tutti: 

“Eravamo 10 amiche che abbiamo iniziato insieme, e sono rimasta solo io, a me è cominciato  piacere con il passare del tempo, una mia amica veniva solo per i soldi (ci davano una borsa), le altre sono uscite per lavorare, studiare, alcune sono rimaste incinte… Da quando faccio circo la mia vita é cambiata, molto. Mi svegliavo già pensando al circo, stavo qui fino a sera… Facendo circo ho imparato a essere più umile, più simpatica, a parlare con le persone, prima trattavo male le persone. La convivenza mi ha insegnato ad avere un altro comportamento. Qui le persone sono diverse, sempre unite. …prima di fare circo io ero molto ribelle, molte volte mi sospendevano perché facevo casino, quando sono entrata nella trupe di circo sono cambiata un po’ per non dover uscire…oggi non faccio nient’altro, solo circo!” 

  In realtà Barbara va anche a scuola, studia di sera. Si rivede in molti dei bambini (suoi alunni) che oggi frequentano i laboratori:  

“Oggi vedo molti bambini che si comportano come mi comportavo io, è terribile mi viene molta rabbia ma ricordo che le persone avevano pazienza con me, devo avere pazienza anche io no? Cerco di passar loro che ad essere così ci perdono solo, io ero così e molti bambini qui  mi conoscono da molto tempo, sanno come sono cambiata… …Il problema maggiore in Brasile è la violenza, di tutti i giorni, da parte di persone, polizia, criminali…è questo… …Qui, in questo luogo, i bambini imparano cose brutte, scrivevano sui muri, litigavano in strada. Adesso vengono al circo e non fanno più queste cose. …I bambini che entrano qui sono molto casinisti, poi si calmano. Il circo é magico, tutti i bambini vogliono fare circo…Tutto nel circo é magico”.  

È il grande giorno, sotto e intorno al tendone tutti stanno già lavorando per creare la magica atmosfera circense: luci colorate illuminano la pista, musiche allegre risuonano ovunque (bene, anche l’impianto audio funziona), i costumi sono allineati fuori, pronti ad essere indossati, trucchi e brillantini…non si trovano, sembrano spariti, per fortuna lo spirito brasiliano riesce sempre a risolvere tutto all’ultimo momento! i piccoli artisti, una cinquantina di bambini e ragazzi, sono in fibrillazione già da tempo, le mani impiastricciate di zucchero filato e pop corn, immancabili in qualunque circo che si rispetti. Quando anche gli spalti sono pieni, il chiacchiericcio dei bambini, dei famigliari e degli alunni della vicina scuola elementare diventa incontenibile. Allora fa il suo ingresso il presentatore. Lentamente, impacciato dalle scarpe decisamente troppo grandi, il viso quasi nascosto dal nasone rosso, gli occhi vispi che spiano il pubblico da sotto il cappello, entra Gigante, un ragazzino mingherlino di 7 anni…

  ”Signore e signori, ha inizio lo spettacolo!!!