Juggling magazine

Giullari senza Frontiere 2011

diario a cura di Lucio "Conte Schippa"



10 gennaio 2011 - ARRIVO IN TANZANIA  

10-16 gennaio: Dar es Salaam
Ambientazione, spettacoli e afa
Arriviamo in Tanzania in 10 di 13 perché Stefano, essendosi rotto un piede proprio ad un giorno della partenza, ci raggiungerà più tardi con Rose e Teo. Come prima cosa si cercano contatti utili, visto che come sempre ne avevamo pochi e ben confusi. E come sempre si conta sulla “Buona Onda”, nel senso che nel tempo abbiamo imparato che gli incontri casuali possono essere i più esplosivi. Quando una persona ti incontra, ti capisce e si rende disponibile, nasce sempre una bella esperienza e questa provoca eventi a catena che ti mettono in contatto con altre persone grazie alle quali possono nascere altre belle esperienze. Aiutati anche dall’ambasciata, che per la prima volta nella storia dei Giullari Senza Frontiere rilascia addirittura un documento ufficiale dove si attesta la nostra esistenza, iniziamo subito a fare spettacoli in orfanotrofi e scuole. Casualmente, grazie alla buona onda, incontriamo Matteo. Capo progetto della ONG “Oikos” ed è lui ad invitarci a Mkuru  



16 gennaio-2 febbraio: Arusha e Mkuru
Solomon, Masaai e Kilimanjaro
Scappati dal caldo afoso di Dar, arriviamo ad Arusha, città situata a 1400 m , un po’ caotica ma decisamente dalla temperatura ottimale, nonostante non manchi una certa “pressione turistica”, essendo questa una delle città di arrivo e partenza degli innumerevoli safari nei famosi parchi del Serengeti, del Ngorongoro, del Tarangiri e del Manyara. Per qualche giorno siamo impegnati facendo spettacoli in scuole ed orfanotrofi e nel mentre, un pomeriggio, conosciamo Solomon, un ragazzo artigiano appassionato di giocoleria che verrà quasi tutti i pomeriggi ad allenarsi con noi. Sarà il primo a ricevere 3 clave e 5 palline donateci da Davide della Play. Decisamente una buona scelta regalarle a lui che fino ad ora si allenava con 3 canne di bambù e che in breve consumerà a dismisura le clave donategli facendo progressi notevoli. E’ con i ragazzi della Oikos che ci trasferiamo a Mkuru, dove l’ONG ha una delle sedi. Un posto bellissimo con vista Kilimanjaro e Monte Meru, tra le tribù Maasai e i Meru. Qui gli spettacoli hanno un ritmo serrato in tutte le scuole dei dintorni, ed in più facciamo spettacoli anche nei mercati, confrontandoci per la prima volta da quando siamo qui con un pubblico di strada che rende il medesimo spettacolo totalmente diverso da quelli per le scuole. In strada la possibilità di scambio ci sembra più genuina, gli applausi sono più veri e le risate più calorose, così come i momenti di totale “gelo”, di non reazione. Tutto questo a volte nelle scuole si può perdere perché mediato dagli interventi dei professori che agiscono da filtro tra noi e i bambini. Le esperienze che difficilmente dimenticheremo sono legate ad un invito a cena decisamente particolare: una serata in un boma (villaggio) maasai. In entrambe le occasioni siamo arrivati al tramonto mentre gli uomini si occupavano della pulitura delle capre e della cottura dell’ugali, una polenta di mais. Dopo aver mangiato, rigorosamente prima gli uomini del villaggio con gli ospiti e poi le donne ed i bambini, la comunità si radunava intonando i loro canti con balli e salti. Il tutto alla luce del fuoco e della luna piena sorta dietro al Kilimanjaro. Dopo di loro, è il nostro turno con musica, numeri di fuoco e magie. Insomma un’esperienza davvero eccezionale, quasi quanto la partita a pallone Giullari contro Maasai, finita in pareggio con un’ ammonizione al cannoniere Frizzo che protestava per un goal non dato. Tornati ad Arusha, oltre a scuole ed orfanotrofi, ci esibiamo anche in strada, grazie a dei ragazzi che fanno parte di un gruppo di “teatro pedagogico” e che avevamo visto esibire in strada prima di partire per Mkuru e ai quali ci siamo immediatamente agganciati.   Anche grazie a Solomon ci esibiamo in slarghi e quartieri di periferia e stavolta con noi in tutina c’è anche lui, che si inserisce con un numero di acrobatica. Prima di ripartire ci godiamo 2 giorni di parchi ammirando numerosi animali nei loro magnifici habitat naturali.  



3-5 febbraio: Dar es Salaam
Tempio Indiano, cibo indiano e di nuovo afa
Tornati a Dar, abbiamo l’occasione di fare spettacolo nel Tempio Indiano, i nostri ospiti capiscono pienamente il senso della nostra spedizione e ci ringraziano con parole calorose che ci danno una nuova forza ed una bella energia. “A volte ci si ammala di non ridere e di non essere felici perché si è preoccupati di fare cose. Invece oggi ci avete fatto ridere e ridere è essere felici”. Inutile aggiungere altro.   6-16 febbrai: Zanzibar (Jambiani) Gruppo al completo, mare e parata. Ecco che finalmente il gruppo è al completo. Si uniscono a noi Stefano, Rose e Teo e con loro iniziamo a fare spettacoli nelle scuole e nel villaggio di Jambiani. Nel mentre, a Stone Town è iniziato il festival musicale più importante della Tanzania e non a caso noi siamo li e riusciamo a partecipare alla parata iniziale della manifestazione, facendo 3 km di camminata e improvvisando uno spettacolo in un momento di sosta. In questa occasione è stato interessante conoscere dei ragazzi che fanno parte di un circo del posto, con i quali ci siamo rivisti in seguito per uno scambio di esperienze. Anche a loro lasciamo del materiale datoci da Davide Play. Ovviamente, in un posto bagnato dal caldo oceano indiano tra uno spettacolo e l’altro non può mancare il primo bagno della stagione!  



17-28 febbraio: Kongwa e Dodoma
Terra rossa, baobab e buona onda
Viste le diverse esigenze del gruppo, ci si divide nuovamente, con la promessa di incontrarci di nuovo. Così, mentre alcuni si recano a Pemba (isola a nord di Zanzibar), preferendo un itinerario meno rischioso per motivi di salute e per la presenza di bambini, in 7 ci spostiamo al centro della Tanzania, fermandoci a pochi km da Dodoma, in un villaggio chiamato Kongwa. Qui siamo ospiti di Valentina, una ragazza conosciuta durante il viaggio dello scorso anno e che lavora per l’ong “L.V.I.A.”. Qui il panorama è decisamente cambiato: baobab e terra rossa dominano il paesaggio incorniciati da un azzurrissimo cielo infinito . Anche qui raggiungiamo le scuole dei villaggi vicini e non mancano spettacoli in strada. Uno spettacolo che ci rimane davvero nel cuore è quello alla S. Francisco Girl Secondary School,un collegio per ragazze che ci accolgono calorosamente e che intonano per noi dei canti coinvolgenti alla fine dello spettacolo, con una potenza ed una energia così alta che rimaniamo tutti elettrizzati. La bella sorpresa è la telefonata inaspettata di Solomon che chiede di potersi aggregare al nostro viaggio per poter imparare ancora ed esibirsi con noi. Pochi giorni dopo è già con noi e ci accompagnerà per il resto del viaggio rivelandosi un perfetto esempio di “Buona Onda” in carne ed ossa. Per qualche giorno ci fermiamo a Dodoma dove conosciamo Nino e Giovanna, che vivono qui da 15 anni e gestiscono una casa di accoglienza e sono di aiuto a diverso scuole, ed oltre a farci fare diversi spettacoli ci regalano davvero belle giornate. Uno spettacolo decisamente diverso e coinvolgente è stato fatto in strada in collaborazione con la Shukurani, appunto la casa di accoglienza di  Nino e Giovanna. I bambini aprono lo spettacolo con delle scenette balli e canti, proseguiamo noi e finiamo insieme con una loro canzone. Sempre con Nino passiamo l’ultima giornata di Dodoma nonché giornata davvero speciale, facendo spettacoli in diversi villaggi come Kigwe e Bahi e scoprendo paesaggi clamorosi. E quando è una persona come Nino a portarti in giro, l’atmosfera che respiri è carica e positiva e si alza una energia brillante. Tra gli spettacoli della giornata è sicuramente da menzionare quello a Kigwe, dove la scuola è l’unica di una vasta zona ad avere le classi per sordomuti. E nonostante la difficoltà iniziale, è una gioia riuscire a comunicare anche in questo modo. Tra l’altro dopo lo spettacolo, i professori ci invitano per una bella chiacchierata con loro, curiosi di saperne di più di noi e di quello che hanno appena visto e con i quali tra swahili, linguaggio dei segni, inglese e italiano abbiamo davvero abbattuto ogni possibile muro della comunicazione.  



1-15 marzo: Iringa, Tungamalenga, Tosamaganga
Stoffe, colori e polizia
Parlando di possibili mete e itinerari vediamo Solomon illuminarsi sentendo parlare di Iringa e solo in quel momento veniamo a scoprire che lui è nato e cresciuto lì e nei paesi vicini ha tutti i parenti… quale occasione migliore per girare i villaggi più sconosciuti con una persona che è del luogo! Magnifico! Iringa e una città davvero ospitale e colorata. In realtà più che una città siamo tutti concordi nel definirla un grande paese. Essendo situata a 1600 m, la temperatura è ottimale. In più è tranquilla e per niente turistica, tutte cose decisamente a suo favore. Da citare il suo bellissimo mercato pieno di stoffe bellissime per cui ovviamente le nostre 2 uniche donne impazziscono. Iringa ci fa da base per raggiungere i villaggi intorno, dove abitano i genitori di Solomon, Il padre abita a Pomerini con una zia e un fratello e li siamo ospiti in quella che era casa di Solomon dove ci cucinano il pollo con ugali più buono di tutta la spedizione. E ovviamente non poteva mancare lo spettacolo in quella che è stata la primary school di Solomon. La madre, con la nonna abitano a Tungamalenga e anche li l’accoglienza non manca. Raggiungiamo anche Tosamaganga presentandoci ad un certo Pierino, cui contatto ci era stato dato da Giovanna. Pierino fa parte del “Doctors in Africa – CUAMM” e grazie a lui facciamo il primo spettacolo in ospedale e subito dopo anche il secondo in un diverso reparto. Sempre ad Iringa incontriamo casualmente Mama Robin, una donna belga sposata con un uomo africano di origini greche, che incuriosita dall’allenamento intenso di Andrea con un buffo cappello, ci inizia a fare domande e  ci invita a fare spettacolo nel suo villaggio in cambio di trasporto, Moussaka e feta. E così il giorno dopo siamo a Nziri, prima nella scuola primaria e poi su invito del sindaco anche nella piazza del villaggio. Ed anche questa è stata davvero una bella esperienza, farcita di prelibatezze greche davvero squisite. Purtroppo ad Iringa non manca di conoscere anche la centrale di polizia dove si va a denunciare il furto di una macchina fotografica rubataci in un momento di relax. Ma anche questo fa esperienza e fa conoscere culture e modi di pensare del luogo. Come ad esempio quella che ai ladri va come minimo tagliata una mano o cavato un occhio per ricordargli che ha fatto una cosa sbagliata; e forse il ladro in questione, che è stato colto in flagrante, inseguito e pestato, non sa che grazie a quei mzungo (i bianchi) che ha cercato di fregare ha ancora entrambe le mani e gli occhi. E quindi alla fine è andata comunque bene.  



16-27 marzo: Zanzibar (Nungwi)
Mare, stelle marine  e relax
Dopo il viaggio in pullman più impegnativo di tutta la spedizione, visto il conducente che non ha nulla da invidiare alla formula uno e i freni decisamente poco funzionanti, tutti terribilmente consapevoli di aver rischiato la vita finendo in un precipizio siamo felici di rivedere la calda e umida Dar per una notte, tempo di fare i biglietti per Zanzibar. Sull’isola ci si riunisce nuovamente con il resto del gruppo. Solomon continua ad essere dei nostri con somma gioia di tutti. In questi giorni abbiamo incontrato di nuovo i ragazzi del circo di Stone Town e ne abbiamo conosciuti altri a Nungwi, villaggio a nord dell’isola, dove siamo rimasti per 10 giorni. A Nungwi  abbiamo fatto un solo spettacolo tutti insieme in strada ed ora ci godiamo qualche giorno di riposo, con uno splendido mare e dei paesaggi da cartolina prima di tornare in Italia, per lo meno per una parte di noi, fieri e felici di questa bellissima esperienza.