Juggling magazine

L'esperienza ludico-circense e il ruolo dell'educatore

Università degli studi di Tor Vergata, Facoltà di Medicina e Chirurgia, corso universitario in Scienze Motorie 
Autore: Federica Magnifico
federicamagnifico@libero.it 
Relatore: Prof. Stefano D'Ottavio
Correlatore: Dott. Gioacchino Paci
Anno accademico: 2011/2012

Introduzione

“Il circo insegnato ai bambini: fantastico. L’avessero insegnato a me sarei impazzito, perché non dovrebbero impazzire i bambini di oggi?” Così Giuseppe Porcu, fondatore di una delle associazioni di circo per bambini e ragazzi più consolidate in Italia, scrive nel suo articolo “Elogio del circo: autobiografia di un progetto di circo per l’infanzia”; cogliendo così l’idea semplice ma autentica che sta alla base del grande interesse verso il Circo per bambini e ragazzi, più comunemente chiamato “piccolo circo”. Parallelamente alla nascita dei primi progetti di circo in campo sociale ed educativo, nel corso degli ultimi anni si è iniziata a sviluppare quella che viene definita una vera e propria “pedagogia del circo”, intendendo con questo termine, un “insieme di discipline che hanno come oggetto di studio il processo educativo, e quindi l’educazione alla disciplina, alla conoscenza del proprio corpo, alla conoscenza di sé e dei propri limiti. Attraverso lo studio e le applicazioni delle arti circensi i ragazzi possono arrivare alla conoscenza di loro stessi e degli altri ,sviluppando al contempo il proprio potenziale e la propria autostima, giungendo al consolidamento della loro autonomia”. Il problema è che nella la società in cui viviamo, i bambini e i ragazzi hanno la possibilità di optare all’interno di una vasta gamma di scelte che la cultura mediatizzata propone a favore/sfavore di un’identità tutta da costruire e spesso l’offerta è rappresentata e strutturata dai media che tendono a sostituire la realtà con la sua rappresentazione. Le trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche degli ultimi anni hanno mutato i ritmi di vita umani ed hanno modificato l’ambiente nel quale viviamo, influenzando direttamente ed indirettamente il benessere fisico e psichico, il rapporto individuo società, la relazionalità e la comunicazione. Si assiste pertanto ad un incremento esponenziale degli stimoli e dell’offerta in ambito formativo, la cui frammentazione ha paradossalmente prodotto un impoverimento della comunicazione, negando, in qualche modo, ai bambini, il naturale “diritto di essere minore” e privando l’individuo del fondamentale “diritto all’ascolto”. Tutto ciò incide profondamente sulle relazioni e sugli atteggiamenti educativi. Nella fase di crescita che va da 0 ai 6 anni, la freschezza, la creatività, l’intensità, l’entusiasmo del bambino sono fonte di ispirazione pedagogica. È proprio dalla dimensione autentica infantile che l’adulto deve attingere per instaurare una relazione significativa, per fare in modo che le potenzialità e le abilità di ogni bambino vengano comprese a pieno e non disperse. Anche l’atteggiamento dell’educatore e il suo stile va improntato ad “allenare” il tu, l’altro, il bambino alla scoperta e alla decodifica delle esperienze interiori; in questo senso occorre curare gli aspetti relazionali che stanno alla base di un progetto educativo affinché non prevalga l’assenza, l’indifferenza e l’afasia emotiva adulta, ma vengano privilegiate la forza e la credibilità pedagogica. “Se per educare è fondamentale dare l’esempio, per riuscirci occorre essere autentici, cioè vivere e sentire secondo la propria interiorità.” Questa tesi nasce quindi dalla duplice esigenza di descrivere, da una parte le forti valenze pedagogiche di un’arte dal grande fascino il cui utilizzo in campo educativo a supporto dell’attività didattica, risulta un “potente strumento nel lavoro con i bambini, per sviluppare competenze relazionali, di educazione corporea e delle emozioni”; e dall’altra di modificare ed espandere l’immagine dell’educatore verso nuovi modi di educare portandolo così ad osservare il proprio comportamento comunicativo per imparare a manifestare la propria personalità in modo diretto ed immediato agli altri, evitando di esprimersi in modo ambiguo, poco chiaro, imparando ad ascoltare l’interiorità emozionale e a trasmetterla con semplicità. Per dimostrare tutto ciò partirò dall’analisi del contesto nel quale si è sviluppato il Circo per Bambini e Ragazzi;per illustrare poi successivamente come l’insegnamento delle discipline circensi, e più precisamente la giocoleria, l’acrobatica, l’equilibrismo e la clownerie, assieme all’educazione al Pensiero Positivo, possano costruire un valido metodo ludico di apprendimento attivo. Nell’ultimo capitolo dopo una breve panoramica sulle tipologie di progetti esistenti descriverò l’esperienza di un laboratorio di Piccolo Circo rivolto a bambini di quattro e cinque anni, nello spazio gioco del Comune di Gabicce Mare alla quale ho partecipato come volontaria. Attraverso l’esempio pratico cercherò di dimostrare come alcune delle indicazioni curricolari e delle finalità formative stabilite dagli orientamenti scolastici possano venire soddisfatte anche grazie al supporto dell’attività ludico circense, rendendo in tal modo i progetti di circo un interessante strumento pedagogico di cui avvalersi all’interno dei percorsi educativi.