Juggling magazine

Alessandro Sacchi


Credo che la giocoleria sia la relazione tra persone e oggetti. Le persone si relazionano naturalmente tra loro e i loro rapporti sono una grande parte della vita. Differente è relazionarsi con gli oggetti: le regole sono diverse (anche se, come nei rapporti umani, non ci sono vere regole) e sono diversi i rapporti e le intenzioni. Gli oggetti hanno una “vita” diversa dalla vita delle persone, agiscono in modo diverso, secondo altri principi, “comunicano” in modo diverso, si “esprimono” in modo diverso e diversi sono i rapporti che si creano tra noi e loro. Non si relazionano attraverso le parole, come noi, e la loro “volontà” non è fatta di intenzione.

Il nostro mezzo per entrare in relazione con gli oggetti è l’azione, il movimento; la fisica è il linguaggio con cui possiamo comunicare, un linguaggio fatto di forze, fatto di tempi e di spazi, di velocità e coordinazione come di luci e di rumori attraverso il quale gli oggetti possono “dire” a noi quanto noi a loro e che ci può permettere di creare un rapporto in cui è tanto importante “parlare” quanto “ascoltare” e di approfondirlo, se vogliamo, senza alcun limite. Dedicando tempo agli oggetti possiamo scoprire i principi attraverso i quali interagiscono ed impararli, per entrare in sintonia, dialogare e per imparare a conoscerci, come tra persone, un po’ alla volta…

Ho scoperto questo mondo come tutti, è una cosa che succede e basta e se gli appartieni, come noi a cui è successo sappiamo bene, una volta scoperto non lo puoi più lasciare. Per quanto mi riguarda so solo che questo mondo mi ha travolto “tardi”, perchè ora che lo vivo, non posso che rimpiangere tutti gli anni in cui non ne ho fatto parte. E’ un mondo magico dove convivono semplicità e complessità estreme: la giocoleria si fa con oggetti semplici e ne si ricavano cose complesse, possibilità che si presentano solo conoscendo a fondo un oggetto. Ciò che per tutti è spazzatura, può nascondere, invece, una bellezza unica, un valore, una magia che a tutti sfugge, tranne a chi, come noi, dedica tempo e fatica a cercarlo.

Mi ci sono dedicato totalmente, frequentando la scuola di circo Flic, e la direzione che ho sempre voluto e che spero sempre più giocolieri vogliano seguire è quella di fare una “propria” giocoleria, non solo nel come la si presenta ma soprattutto in ciò che realmente facciamo; cercare di non riproporre mai una tecnica già esistente, ma di non avere paura a crearne una nuova. Le direzioni e le possibilità sono infinite e credo che se, come artisti, vogliamo donare qualcosa al mondo, dobbiamo creare qualcosa di nuovo: far sì che ogni istante di quello che fai ti appartenga al 100% credo sia la strada degli artisti, in questo modo doniamo davvero noi stessi ed è approfondendo questo percorso che ho imparato e scoperto molte cose... e sono sicuro che ce ne saranno molte altre in futuro continuando a percorrere questa strada.
C’è un’idea diffusa di “esibizione” che impone un certo velo di banalità e di finzione in quasi tutti gli ambienti di spettacolo; il gradino che sempre più di noi vedo, felicemente, che cercano di superare è di avvicinarsi sempre di più alla sincerità. La nostra maggiore difficoltà è anche a mio parere la nostra maggiore fortuna: noi portiamo in scena delle cose VERE; grazie a questo non abbiamo bisogno di “fingere”, di “travestirci”, di “recitare” per interessare un pubblico, il nostro mondo è un altro e anche il nostro modo di comunicare è molto più efficace quando riusciamo semplicemente ad essere noi stessi.

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