Juggling magazine

Antonio Coluccio

Ho cominciato a 22 anni, nel 96, senza accorgermene, quando ero in giro per il mondo. Internet lo usavano ancora in pochi e quando vedevi uno che faceva un back cross ti sembrava un mito. Eravamo in pochi, tutti già adulti, ed è stato facile conoscersi e stringere rapporti di amicizia in un’atmosfera quasi familiare, che adesso si va giocoforza perdendo. In quei primi anni penso che abbiamo buttato al vento tanta potenzialità, perché mancava l’informazione sulle tecniche, sull’apprendimento. Io ho avuto la fortuna di andare in Brasile e rimanere a lungo con Luca in una piccola scuola di circo, dove insegnavamo giocoleria e imparavamo acrobatica, poi sono stato a Carampa, e poi in giro a tanti festival. Ma, più che le scuole, a Roma in quegli anni mancava un luogo dove potersi allenare e confrontare. Abbiamo così cominciato a gestire alcune palestre giocolieri, ma sempre in posti occupati e ora posso dire che questo connubio non può funzionare se vuoi allenarti tutti i giorni, perché nei centri sociali gli spazi vanno condivisi con troppe altre realtà. L’isolamento di quegli anni ha avuto i suoi pro e i suoi contro. Al tempo mi allenavo spesso con Jonas su uno stile di giocolare con le clave con rotazioni lente, lavorando su binario e ternario senza averlo studiato e senza sapere che esistesse già! Una ricerca poi continuata ed ampliata attraverso stage o solo condividendo gli spazi di allenamento con giocolieri come  De Carlos, Jesus, Manolo, Jerome Thomas, Gandini, Tim Robert, Maksim Komaro, Sergej Ignatov e tanti altri. Poi un brutto incidente mi ha tenuto fermo per molto tempo. Ma da poco ho ripreso ad allenarmi a pieno ritmo, continuando a lavorare sulla divisione dei tempi, ma anche seguendo altre tecniche, come giocolare mentre si palleggia un pallone, vecchia tecnica che aiuta a potenziare l’attenzione divisa. Ci sono tantissime spinte nuove nella giocoleria, ma per me non esiste il vecchio e il nuovo, e a volte quello che si pensa nuovo o moderno è stato gia inventato da tempo. Per me è un po’ come la musica, un pezzo di Mozart è sempre bello da ascoltare, anche suonato da altri; l’importante è l’esecuzione e l’interpretazione di uno stile. Nei tanti viaggi ho notato che, nonostante ci siano sempre giocolieri che sperimentano stili originali, in genere lo stile è molto regionale e spesso puoi riconoscere la provenienza di un giocoliere semplicemente osservando il suo stile. Oggi i ragazzi imparano in un anno quello che noi abbiamo imparato in dieci anni, c’è tanta gente brava anche a Roma e se nascesse un posto dove poter andare tutti i giorni il livello si alzerebbe ancora di più. Personalmente vado uno, due mesi l’anno a Katakomben, perché lì si respira un’aria davvero particolare per un giocoliere. Qui invece insegno in molti posti, anche in un liceo artistico a Frosinone, nelle ore extra scolastiche, un corso nato da una loro richiesta, che coinvolge sempre più praticanti, e da poco insegno anche nella neo nata Scuola Romana di Circo. Bene, per finire vorrei ringraziare la giocoleria che almeno mi ha dato qualcosa da fare tutti i giorni e la possibilità di conoscere bella gente! Ciao a tutti  

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