Sicura-mente

Les Arts Saut - foto di P. Cibylle


Questa rubrica, a cura di Carlo Porrone, rigger professionista, non pretende di formare una competenza totale sulla sicurezza ma suggerire le basi per una consapevolezza che porti a minimizzare i rischi di essere coinvolti o creare incidenti, anche gravi, pur tenendo presente che a volte tali rischi non sono di per sé completamente eliminabili. Sia che si lavori da soli, sia che si faccia parte di una grossa produzione, non ci si deve mai illudere che la sicurezza sia un argomento destinato “ad altri”: si è sempre tutti coinvolti.

Orion Riggers

Carlo Porrone
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Sicura-mente

Questa rubrica nasce dall'esigenza di portare la materia “sicurezza” nel mondo del circo moderno e delle arti di strada, settori in cui non mancano ingegno e stimoli per affermare una vera e propria cultura di genere. Tuttavia le difficoltà che si possono riscontrare non sono poche: spesso mancano gli strumenti e la formazione idonei, e ci si trova a fare i conti con la carenza di informazioni adeguate, di competenze professionali e di regole chiare, basate sul sentito dire e su ipotesi non accreditate.
Rimane pertanto l'urgenza di accennare ad alcuni degli aspetti concreti che molti lettori affrontano quotidianamente nel campo delle discipline circensi, dove se di rado si trova personale tecnico specializzato, ancor più è difficile nel campo del “performers rigging”.
In questo spazio verranno trattati numerosi argomenti in campo tecnico e della sicurezza e si cercherà di affrontare ogni tematica nel modo più esaustivo possibile, in modo che questo editoriale possa diventare un riferimento per gli “addetti ai lavori” e un punto di partenza per lavorare, divertirsi e divertire in modo sicuro, consapevole e intelligente.


Non succede niente fino a quando non succede...

Il fatto che spesso si parli (o si scriva) di sicurezza sul luogo di lavoro in tono sterile e burocratico rischia di generare scarso interesse, se non rigetto, intorno a questo tema. Eppure proprio chi pratica l'arte circense, sia per passione che per lavoro, non dovrebbe mai sottovalutare questo aspetto, dato che il divertimento e le emozioni non devono mai lasciare il posto al rischio inutile e agli incidenti.
Tragici esempi come il crollo dei palchi per i concerti di Jovanotti o Laura Pausini o come la caduta mortale di Sarah Guyard-Guillot durante lo spettacolo Kà ci servono da monito ed esempio: errori di montaggio o cedimento dei materiali possono spesso essere evitati con le giuste conoscenze.
Se si parla di tutta quella serie di “misure di prevenzione e protezione che devono essere adottate dal datore di lavoro, dai suoi collaboratori, dal medico competente e dai lavoratori stessi” non è sempre immediato sentirsi chiamati in causa. È lecito chiedersi quanto tutto questo ci riguardi quando si tratta semplicemente di fare cappello dopo uno spettacolo di piazza o quando non si ha un datore di lavoro.
In realtà moltissimi artisti sono sempre più coinvolti e desiderano realizzare performance che sono intrinsecamente pericolose non solo durante lo spettacolo, ma anche durante l'allestimento, magari con il rischio di coinvolgere il pubblico: si pensi alle discipline aeree o alla giocoleria con il fuoco.
Cercando quindi di evitare, per quanto, possibile un noioso elenco di leggi e decreti, analizzeremo alcuni dei più frequenti rischi in modo pratico nell'ottica di diffondere il più possibile una cultura della sicurezza.
Questa rubrica non pretende di formare una competenza totale sulla sicurezza ma suggerire le basi per una consapevolezza che porti a minimizzare i rischi di essere coinvolti o creare incidenti, anche gravi, pur tenendo presente che a volte tali rischi non sono di per sé eliminabili.
Sia che si lavori da soli, sia che si faccia parte di una grossa produzione, non ci si deve mai illudere che la sicurezza sia un argomento destinato “ad altri”: si è sempre tutti coinvolti.
La sicurezza parte da noi: la capacità di individuare potenziali rischi, la percezione degli stessi (che è diversa da persona a persona) e la formazione per evitare nel modo corretto il rischio o intervenire in caso di necessità. Tutto deve però partire con una severa autovalutazione sia della parte artistica che della parte tecnica, dato che spesso si lavora anche nelle fasi di allestimento, prima e dopo uno spettacolo.
È fondamentale chiedersi ogni volta se si è in grado di valutare autonomamente il rischio o se è necessario il parere di un collega più esperto o quello professionale di un tecnico (rigger, ingegnere).
Al di là di quei casi in cui l'intervento di un professionista è obbligatorio per il rilascio di adeguate certificazioni, bisogna saper riconoscere che, per quanto ci si documenti, il bagaglio di competenze ed esperienze di un addetto ai lavori è spesso insostituibile.
Ovviamente sono utilissimi corsi di formazione e workshop con esperti, accompagnati dalla pratica quotidiana, che con la giusta testa e il valore aggiunto di una buona attitudine personale, può essere definita la scuola migliore.


Lavorare in quota – I punti di ancoraggio

Di seguito le  indicazioni semplici e affidabili per permettere al crescente numero di appassionati e allievi delle scuole di circo di usare i propri attrezzi aerei in sicurezza.
L'applicazione di questi suggerimenti sarà sempre da effettuare sotto la propria responsabilità e possibilmente con la supervisione di una persona esperta.

I punti di ancoraggio collegano noi, le nostre corde o gli attrezzi con cui lavoriamo a qualche cosa di sufficientemente solido e stabile.
L'ambiente circostante deve essere infatti conosciuto e analizzato tanto quanto i fidati attrezzi: saper montare a regola d'arte i nostri materiali deve presupporre che anche tutto quello che li sorregge sia altrettanto sicuro.

Pur evitando definizioni troppo teoriche o ristrette al campo del “lavoro in quota”, è necessario ricordare che per ogni attività lavorativa (anche se non retribuita) praticata oltre ai 2 metri di altezza con rischio di caduta (art.107 D.Lgs.81/08), deve essere prevista una specifica formazione, accompagnata dall'uso di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).
Spesso simili alle attrezzature sportive, i DPI sono strumenti di lavoro certificati da specifiche normative europee che ne indicano la funzione (ad esempio connettore, imbrago, ancoraggio, casco, ecc), la portata massima e le particolari modalità d'uso e buon mantenimento, come la verifica visiva delle condizioni prima di ogni uso, la revisione annuale e la creazione di un registro con data di primo utilizzo, i numeri di serie e la data delle varie revisioni.

Prima di affrontare gli aspetti pratici sulle attrezzature e l'applicazione di tecniche è utile familiarizzare con alcuni semplici concetti relativi alle forze.
La forza è una grandezza fisica vettoriale ed è il rapporto tra massa e accelerazione; la sua unità di misura è il Newton: una massa statica di 1 kg (che subisce quindi solo la forza di gravità) corrisponde a 9,8 Newton.

Gli ancoraggi dovranno dunque sostenere una forza corrispondente al peso del performer alla sua massima accelerazione (una tipica caduta arriva indicativamente a triplicare il valore) moltiplicato per un coefficiente di sicurezza.
Questo coefficiente indica l'incremento di sicurezza ed è stabilito in base al materiale e al livello di protezione che si ritiene necessario; nel caso di movimento e sospensione di persone è normalmente 10.
Non c'è nessuna particolare differenza fra sollecitare un ancoraggio con un carico statico piuttosto che dinamico: quest'ultimo non crea nessuna complicazione dato che a parità di massa è semplicemente un valore più alto applicato per un periodo breve. Potremmo dire che un tassello terrà fino ad un certo valore di Newton, sia che “stiano fermi” sia che si “muovano”!

Riassumendo, la forza minima da prevedere si calcolerà così:

peso del performer x moltiplicatore di accelerazione x fattore di sicurezza

Applicando valori realistici si potrà avere ad esempio:
80 kg x 3 x 10= 2400 Kg equivalenti a circa 24 KN
Tale valore si avvicina non a caso al carico di rottura minimo di molti dei DPI in commercio.

Ci sono altre variabili da valutare, come gli angoli di applicazione della forza o le sollecitazioni da fatica (uso intensivo o ambiente avverso richiedono fattori di sicurezza maggiori e/o verifiche più frequenti).

 

Per allestire il nostro punto di ancoraggio generico dovremo avere almeno:
    
•    una struttura adeguata (una trave,     un albero ad alto fusto, ecc)
    
•    un dispositivo di ancoraggio     temporaneo e portatile certificato a norma CE EN795:B, tipo un     anello in fettuccia sintetica (a volte chiamato solo “fettuccia”     o “fascetta”)     
    
•    un connettore certificato a norma     CE EN362, come un moschettone a baionetta
    
•    una corda semistatica CE EN 1891-A         
    
•    protezioni dagli spigoli vivi o     superfici abrasive per le fettucce e le corde, ad esempio sacchi di     juta o un pezzo di moquette

Per stabilire se la nostra “struttura adeguata” sia effettivamente adatta a tenere una persona, la legge richiede una relazione di calcolo redatta da un ingegnere che indichi il valore minimo di capacità di carico.


Le Strutture

Ogni elemento, che si tratti di siano travi, “americane”, portici autoportanti, deve essere adeguato alle forze applicabili: al peso del performer e di ogni altro elemento sospeso, si aggiungono forze esterne, come l'accelerazione del figurante (oscillazioni e cadute) o le condizioni climatiche (come il vento). La disposizione del carico deve quindi essere valutata per prevenire sovraccarichi e sbilanciamenti.
La stabilità delle strutture di supporto può essere compromessa da carichi non baricentrici; è quindi necessario progettare il sistema per minimizzare l'effetto, inserendo zavorre o tiranti ancorati in punti adeguati.

Per tutti i punti di ancoraggio deve essere indicato un valore massimo di carico di lavoro da una figura competente che lo comunicherà alle persone preposte
a realizzare gli ancoraggi. Per mantenere adeguati margini di sicurezza tale valore deve essere molto lontano dal punto di rottura e stimato anche in funzione di carichi multipli contemporanei.
Ci possono essere delle indicazioni o limitazioni relative alla direzione nella quale il carico può essere applicato: un'oscillazione troppo elevata di un trapezio potrebbe far ribaltare o collassare un portico non progettato per il “balan”.

I produttori di americane (le strutture a traliccio in alluminio più diffuse nel mondo dello spettacolo) forniscono tabelle esemplificative dove vengono indicati quali carichi possono essere applicati per differenti lunghezze e in base alle diverse caratteristiche della distribuzione del carico (puntuale o uniformemente distribuito). Nel caso di strutture realizzate con elementi modulari il cui disegno è differente dalla semplificazione delle tabelle, è necessario fare sempre riferimento a un progettista. I carichi massimi e le condizioni limite di lavoro di strutture non certificate possono essere definiti solo da un ingegnere, e bisogna diffidare di prodotti autocostruiti.

I seguenti esempi mostrano una generica trave appoggiata agli estremi con applicato un peso (appeso o appoggiato).
Il carico è trasferito alle rispettive estremità in modo inversamente proporzionale alla distanza dal punto di applicazione.


Le americane o le travi hanno la tendenza a deformarsi sotto carico, con degli effetti sulla distribuzione delle forze nel sistema : nel caso di una trave su tre appoggi (invece che due) con il carico uniformemente distribuito, la suddivisione delle forze avverrà come illustrato.



Usare tiranti in cavo d'acciaio o corda per realizzare punti di appendimento, comporta la creazione di significative forze orizzontali, che vanno misurate e verificate con calcoli accurati, i punti di ancoraggio devono quindi essere certificati per tale particolare uso.
Nel caso di zavorre, diventa importante non solo il peso stesso della zavorra, ma anche la sua collocazione, dato che le componenti delle forze fanno cambiare enormemente i valori in gioco, modificando gli angoli di tiro: una zavorra troppo “vicina” alla verticale dovrebbe essere enormemente sovradimensionata per sostenere le componenti orizzontali, mentre una troppo lontana rischia di non impedire il sollevamento della struttura a cui è vincolata.


 

 

 

 

Documentazione tecnica e link a materiali utili

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