Cirque du Soleil

 

 

Non credo che al Soleil la magia interessi, poiché fanno magia senza bisogno di maghi. Il loro principio è quello dell'eccellenza artistica e dell'exploit umano: se in questo caso trovassero un buon prestigiatore, piuttosto che un giocoliere, perché no? Durante la mia militanza al Soleil si erano considerati artisti di magia, ma non posso allargarmi qui troppo perchè sono ancora legato per contratto al segreto aziendale; posso dire che sarebbero disposti a ricoprire d'oro Brachetti e posso dire che a Brachetti non glie ne può fregare di meno perché sa che verrebbe clonato e copiato come avviene con i grandi coreografi di circo russi che passano dal Soleil. Non posso dire altro, solo che a loro la magia non interessa più di tanto. Di certo il loro ufficio casting sa tutto e conosce tutto di tutto in ogni campo e in ogni luogo: dalle danze tribali esquimesi (è vero, non esagero) alle feste del fuoco nelle Hawaii (è vero) alle gare di pizza nel Sud d'Italia (è vero). Per fare un esempio, io sono uno dei loro "depisteurs", cioè quelli che forniscono settimanalmente informazioni su ciò che vedono e sentono. So che è molto inquietante, e penso che l'ufficio casting del Soleil sia il primo grande fratello planetario nella storia dello show business.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

 

Ed ecco in breve la mia esperienza dal "di dentro" al Cirque du Soleil. Non è tutto oro quel che luccica. La chiave universale del Soleil è la stessa di McDonald e Disney: appiattimento totale del gusto e provocazione estetica solo formale cavalcando in modo furbo e superficiale le tendenze: new-age, etnico, ecologico, pseudo-metal, etc. Ne è conferma la clonabilità stilistica e l'importanza data alla musica come elemento costruttivo. I creativi individuano le tendenze della società e del gusto e ci si lavora sopra: è un pò il metodo della moda o dei cartoon. Il vantaggio è che uno spettacolo come “Quidam” alla sua uscita (1998) sembra di quattro anni avanti sull'epoca. Il problema è che dopo quattro anni sembra indietro di otto. E siccome la durata commerciale di una produzione del Soleil è minimo di otto anni, è un bel casino. Pensate a "Saltimbanco": ha debuttato nel '92 e fu salutato come un capolavoro di modernità; è arivato in Europa nel 96 e sembrava kitch. Oggi è in tournèe in Australia ed è quasi retrò. Non a caso è considerata la produzione "apripista", quella che cioè fa conoscere il Soleil in mercati nuovi, quindi la gente è comunque entusiasta. Ma il problema di "Mystere" a Vegas, per chi lo ha visto due volte in quattro anni, è noto. Per non parlare di "O", che ha il problema opposto: è il più grande raggiungimento in duemila anni di storia dello spettacolo e non so come si farà a fare di meglio con il prossimo teatro che il Soleil aprirà a Vegas fra tre anni. “Quidam” è un altro discorso, è l'unità da tournèe. Il suo seguito è “Dralion”, che ha debuttato già da due anni (in Europa dal 2003) e che non è male; in queste settimane a Montreal stanno già scrivendo quello successivo. Ma come si lavora al Soleil? I creativi del Soleil raccolgono in un unico calderone tutte le culture: Cina, Commedia dell'Arte, new-age, minimalismo etc., e Dragone o chi per lui mette tutto nel frullatore senza una vera e propria profondità estetica: visionarietà profonda ma forse senz'anima. Un pò ciò è motivato da un terreno "giovane" e poco profondo come quello della cultura canadese. Un imperativo creativo occulto al Soleil è l'annullamento totale di ogni identità: ecco allora l'uso delle maschere e dell'anonimato. Conta il marchio di fabbrica, non quello che c'è dentro. La scatola, insomma, anche se in casi come "O" è la più bella del mondo. Tecnicamente le potenzialità sono straordinarie. Quando lavoravo negli studio di Montreal (il '98) erano da poco inaugurati gli spazi: gli unici al mondo in cui con mezzi tecnici illimitati lavorano insieme maestri di acrobatica russi, cinesi e francesi con i coreografi più d'avanguardia della danza americana o del teatro di ricerca. Ma questa contaminazione a tutti i costi serve solo a preservare una NON-identità e ad abbinarla alle tendenze del momento. E' il metodo Disney, nient'altro. E' verissimo che vedere il Soleil in video è come in cartolina: dal vivo si ha la freddezza della platea di danza o musical, e non il calore umano dello spettacolo di circo. Sebbene siano i miglior video nella storia del live entertainment: “Quidam” ha usato quindici telecamere di diversi tipi per il videotape e un montaggio elettronico da brivido, con luci apposite da televisione che però preservano l'effetto di quelle teatrali. Nel backstage del tour ci sono persone (lo facevo anch'io) addette a controllare che ogni giorno ogni gesto sia uguale, e ogni lunedì la troupe si riunisce a rivedere i video di tutta la settimana per studiare gli errori...vi è quasi una confusione pericolosa tra spontaneità ed errore... Commercialmente è un trionfo, e non come dice Luciano in calo. E' già di gran lunga la più grande impresa di spettacolo del pianeta, e il mercato si amplia ogni giorno. Si sono comprati da poco il Battery Park di Londra per farci un parco a tema e stanno per costruire il più grande resort di Las Vegas. La rotazione dei tendoni sul pianeta aumenta ogni anno di uno spettacolo: due-quattro-sette, fra due anni nove...E' chiaro che cose in piedi da tempo come “Mystere” possono solo rovinarsi. Poi hanno l'enorme problema degli artisti di riserva (se uno si fa male) e il colossale dramma delle audizioni per preparare i nuovi cast. Non ci vuole andare nessun artista per non perdere l'identità (lo accennava PG), e si stanno rivolgendo sempre di più al mondo dello sport.

Questa sezione è sostenuta da
sostieni la creazione di 30 corner Juggling Magazine in Italia