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editoriale JM 83

Al festival Cirqu' ho assistito re­centemente allo spettacolo Le Vide – essai de cirque, il cui ori­ginale impianto narrativo pren­de spunto dal mito di Sisifo, condannato dagli dei a spingere incessantemente un masso fino alla cima di una montagna, da dove ogni volta la pietra precipi­ta per effetto del suo stesso peso, costringendolo a ricomin­ciare il duro lavoro. Zeus e com­pagni pensavano, non senza ra­gione, che non ci fosse punizio­ne più terribile di un lavoro inu­tile e senza speranza.

Questo mito, oggetto di tante letture, viene affron­tato anche da Camus ne “Il mito di Sisifo. Saggio sull’assurdo”, suggerendo una interpretazione che fornisce a Fragan Gehlker lo spunto per realizzare lo spettacolo Le Vide. Spiega Camus: “Sisifo sa di es­sere padrone dei suoi giorni. In quel sottile momento nel quale l’uomo guarda alla propria vita, Sisifo, tor­nando al suo masso, contempla questa successione di azioni senza legame che diventa il suo destino, creato da lui, unito sotto lo sguardo della sua me­moria e presto suggellato dalla sua stessa morte. Così, persuaso dell’origine completamente umana di tutto ciò che è umano, cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, è sempre in cammi­no Il macigno rotola ancora. Lascio Sisifo ai piedi alla montagna! Si ri­trova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la determinazione superiore che nega gli dei e solleva macigni. Anche egli ritiene che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appa­re né sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore mine­rale di quella montagna, piena di notte, formano da soli un mondo. La lotta stessa verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bi­sogna immaginare Sisifo felice”.

Nel bellissimo libro “Le Vide” Fragan Gehlker ap­profondisce, con un im­pianto fotografico d’eccezione e insieme ai suoi incredibili compagni di scena e di vita, le ragioni e lo sviluppo dello spettacolo: “Il parallelo che propone Camus tra l’assurdo di quella figura mitologica greca e quella dell’uomo moderno occidentale risuonava con la mia stessa esperienza dell’assurdità del quotidiano circense. Al Circo si viene a vedere un uomo che si prende la libertà di compiere un atto propriamente inutile, consacrando ad esso tutta la sua vita”. Il libro, così come lo spettacolo, è straordina­riamente ricco di riflessioni sul ruolo del­l’artista di circo oggi, sul suo rapporto con l’arte e con la società.

Così, all’alba del numero 83 di Juggling Ma­gazine, mi piace pensare che in questo pazzo mondo del circo portiamo tutti dentro un po’ dell’animo e della condizione di Sisifo. E ogni volta che si va finalmente in stampa, oppure che si smonta un tendone, si chiude un festi­val, si termina un tour, si chiude un trick, si accantona uno spettacolo ormai datato, ri­torniamo tutti ai piedi della montagna per raccogliere di nuovo il macigno e riprendere con buona lena l’impresa, impagabilmente spossati e felici al tempo stesso.

Adolfo Rossomando
direttore editoriale Juggling Magazine

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