La recente traduzione in lin¬gua italiana delle “Lettere Aperte al Circo” ripropone il dibattito, ancora attuale a 10 anni dalla loro pubblica¬zione, sul ruolo degli artisti in scena e nella società. Un tema che abbraccia non solo gli artisti ma tutti i pro¬fessionisti all’interno del settore circo.
Arte, intrattenimento, impe¬gno nel sociale? Una combi¬nazione di tutto questo? Quale debba essere il ruolo dello spettacolo dal vivo nella società è una domanda sempre più stringente di fronte all’ennesima, aber-rante propagazione della guerra, in un già lacerato Medio Oriente, a cui assistiamo mentre andia¬mo in stampa. Una domanda che reclama risposte, che genera imbarazzo, sensazione di impotenza, ma anche slanci e impegno per non subire passivamente la barbarie.
In questo ultimo triennio abbiamo assistito a dolorose devastazioni anche all’interno della comunità circense. Preziose vite perse, strutture distrutte, carriere infran¬te, talenti negati, collaborazioni interrotte. Ucraina, con il suo inestimabile patrimonio circense; Palestina, con la resilienza eroica dei suoi progetti di circo; la stessa Israele, con un tessuto di circo emergente e la seconda convention di giocoleria più gran¬de al mondo… comunità, universi, cuori che avevano imparato ad aprirsi, ad accogliere. E quanto altro circo, più o meno sommer¬so, starà soffrendo in tutto il Medio Oriente a causa dello stato di guerra diffusa?
«Il circo in un mondo islamico è nato per divertire, ribellarsi o è una combinazione di entrambe le cose?» si chiedeva la fotore¬porter Johanna Maria Fritz nel suo viaggio tra i circhi in Medio Oriente, Iran compreso. Gli scatti raccolti nella serie “Like a bird”, frutto del suo talento fotografico e della sua sensibilità, ci restituiscono suggestioni crudeli, spietate, al tempo stesso ricche di speranza, di umanità.
Si moltiplicano le iniziative dal basso a favo¬re della pace, in difesa dei diritti e della dignità di chi ha perso tutto, sta perdendo tutto. Anche per il circo è arrivato il momen¬to di professare con più forza l’idea di pace e comunità internazionale concepita e prati¬cata al suo interno. Un circo impegnato nel difendere il diritto alla meraviglia, al sogno che diventa realtà, ad un mondo libero, senza barriere di sorta.
Adolfo Rossomando
direttore editoriale Juggling Magazine